Acquacoltura, la filiera sostenibile di BioMar che parte dalle alghe

Acquacoltura Sostenibile: – Le nicchie dell’ allevamento di pesci

Cosa mangia il pesce che mangiamo? Una domanda che diversi consumatori si fanno al ristorante o al supermercato davanti a un prodotto di acquacoltura. E che spesso è diventata fonte di disinformazione; sia in termini di sicurezza alimentare sia per quanto riguarda la gestione delle risorse marine. A sfatare i falsi miti, ci pensa l’attività di BioMar, azienda danese specializzata nella produzione di mangime sostenibile e salutare per il settore dell’allevamento ittico. Un network di 17 siti produttivi e 90 Paesi collegati. «Negli ultimi decenni, significativi sviluppi e ricerche estensive hanno tremendamente migliorato l’efficienza del mangime e dello stesso allevamento ittico. Oggi, siamo capaci di produrre nutrimento utilizzando meno risorse marine del pesce prodotto”, chiarisce subito Anders Brandt-Clausen, managing director di BioMar in Danimarca.

Di cosa si occupa BioMar nello specifico?

Con il suo ventaglio di proposte, BioMar copre tutti gli aspetti nutrizionali delle specie allevate in acquacoltura. Dalla riproduzione all’accrescimento, inclusi speciali mangimi per gli impianti Ras. Le specie che noi trattiamo, solo per citarne alcune, sono: salmone, trota, spigola, orate, ombrina, pesce gatto.

L’acquacoltura è un sistema sostenibile per rispondere al consume di pesce. Eppure, un certo grado di disinformazione e fake news circonda il settore. Vogliamo fare chiarezza una volta per tutte?

L’allevamento di pesce ha una lunga storia da raccontare. Una storia scritta con i fatti e analizzando i dati sul contributo che questa pratica dà a un’alimentazione gustosa, sicura e sana in linea con le richieste di clienti, autorità sanitarie e Ong. Tuttavia, proprio quest’ultime sembrano spesso le meno informate sui benefici che l’acquacoltura può apportare al modo in cui consumiamo pesce. Alcuni  falsi miti circolano ancora fra l’opinione pubblica.

Ci può fare un esempio?

Spesso si sente dire che l’ammontare di risorse marine, come pesce o olio di pesce – che rimangono necessari ingredienti di una sana crescita per un pesce – utilizzato nei mangimi sia superiore a quello ottenuto dall’allevamento stesso. La verità è che non è più così da anni. Forse 30 o 40 anni fa l’utilizzo era meno monitorato, ma significativi sviluppi e ricerche estensive hanno tremendamente migliorato l’efficienza del mangime e dello stesso allevamento ittico. Oggi, siamo capaci di produrre nutrimento utilizzando meno risorse marine del pesce prodotto. Basti pensare che la maggioranza del pesce e dell’olio di pesce utilizzati nei mangimi arriva da specie che non sono per il consumo umano. E sempre maggiori materie prime si aggiungono al roster dei nostri prodotti, soprattutto gli scarti di lavorazione della catena di approvvigionamento alimentare umano. Mentre un sistema di rigide regole e certificazioni viene costantemente implementato attraverso audit periodici con quei pochi fornitori di pesce selvatico nostri partner. Il tutto nella massima trasparenza e tracciabilità: è ormai chiaro che l’acquacoltura non può crescere alle spese degli stock selvatici. Per questo abbiamo migliorato il profilo di sostenibilità delle nostre risorse pescate con certificazioni come IFFO RS, MSC e FIPs.

Che alternative ci sono per l’alimentazione ittica?

Di base, il pesce e l’olio di pesce contengono i necessari nutrienti per l’allevamento ittico. Tuttavia, il quantitativo che arriva dalla pesca è scarso a causa del depauperamento dei nostri mari. Per questo, nonostante non ci sia ancora un sostituto ottimale per gli ingredienti marini, BioMar continua a innovare. Oggi le alternative vanno dal riutilizzo degli scarti dell’industria del pesce o di altri animali, come pollo e maiale; alla creazione di materie prime di origine vegetale; passando per proteine monocellulari. L’obiettivo è disaccoppiarci dal flusso di produzione alimentare umana e riutilizzare gli scarti di lavorazione industriale. Infine, un’altra promettente alternativa è l’utilizzo di microalghe. La tecnologia monocellulare sembra essere la chiave per risolvere il collo di bottiglia rappresentato dalla necessità della crescita continua del pesce con adeguati livelli di Omega 3, acidi Epa e Dha.

Anche l’alimentazione dei pesci diventa plant-based?

Le microalghe che utilizziamo in BioMar sono chiamate AlgaPrime DHA, derivano dal singolo utilizzo della tecnologia monocellulare e dalla fermentazione che ne fanno un’alternativa altamente sostenibile alle tradizionali fonti di olio di pesce. In questo modo, invece di utilizzare del pesce per produrre altro pesce, andiamo direttamente all’origine degli Omega 3 marini. Certo, siamo comunque di fronte a un novel ingredient per l’industria e, attualmente, non è presente in grandi quantità. Dal 2016 però, noi di BioMar abbiamo dato priorità a questa referenza che, dall’essere una nicchia, è diventata una solida realtà commerciale. Il tutto in linea con i nostri obiettivi di sostenibilità che ci porteranno a sostituire l’uso di ingredienti marini di scarsa reperibilità con altri derivanti da un’economia circolare e rigenerativa.

In questo vi può aiutare il Progetto Orivo. Di cosa si tratta?

Orivo è il nome della nostra azienda con sede in Norvegia che utilizza tecnologie di ultima generazione basate su metodologie Nmr-Dna-Irms capaci di verificare la specie e l’origine delle materie prime di origine animale che utilizziamo nei nostri mangimi. Il test genetico degli ingredienti marini è stato un importante step per perseguire i nostri obiettivi di sfruttamento sostenibile delle risorse marine. Una naturale evoluzione della garanzia che ci viene richiesta da clienti e stakeholder per migliorare la trasparenza della catena dei prodotti ittici.

Lato produzione, come funziona il BioRhythmic feeding concept?

In acquacoltura, le buone produzioni sono quelle basate su scelte informate. Il nostro BioRhythmic Feeding concept permette di ottimizzare la nutrizione dei pesci a seconda delle diverse fasi di crescita. Più crescono meno hanno bisogno di proteine, per esempio. Attraverso il BioRythmic Feeding raggiungiamo l’equilibrio migliore lungo tutto l’arco di vita del pesce e ne garantiamo la sopravvivenza.

Quali progetti state seguendo in ottica di sostenibilità e parametri Esg?

Stiamo accelerando la transizione verso le emissioni zero di gas serra così da minimizzare il nostro impatto sul riscaldamento globale. Lo scorso anno abbiamo annunciato l’obiettivo di ridurre di 1/3 entro il 2030 le emissioni. A giugno 2022, invece, il Gruppo BioMar è stato il primo fornitore di alimentazione per pesce ad adottare l’1,5°C pathway verso le emissioni zero nel 2050, secondo la tabella di marcia dell’iniziativa Sciense Based Targets. Per riuscirci abbiamo messo insieme un piano a lungo termine che parte dalle nostre operation e si estende a tutta la filiera. In questo emerge il nostro approccio olistico alla sostenibilità. Un ulteriore esempio? La misurazione del Forage Fish Dependency Ratio che indica il livello di circolarità e rigenerazione del processo di produzione dei prodotti per l’allevamento ittico.

Foto Copertina @BioMar

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