Pesci ornamentali da acquacoltura, una nicchia di mercato e biodiversità

Acquacoltura Sostenibile: – Le nicchie dell’ allevamento di pesci

L’acquacoltura non è solo un comparto della filiera agroalimentare. O meglio, parallelamente a questa produzione ce n’è una legata anche ai pesci ornamentali. Per intenderci, quelli da inserire nell’acquario di casa. In questo settore si è specializzata l’azienda agricola guidata da Mario Zanolli che dal 1992, a Verona, gestisce una superficie di circa 1.800 mq per l’ allevamento di pesci diversi in vasche di vetro. «Per cominciare l’attività – ricorda Zanolli – abbiamo dovuto metterci a studiare, partecipare a dei corsi approfonditi sul tema e al master universitario di Cesenatico dedicato all’acquacoltura. In Italia, infatti, quando siamo partiti l’ allevamento di pesci ornamentali non era una pratica diffusa. E ancora oggi parliamo di un settore di nicchia; nel nostro Paese saremo circa una decina di aziende attive».

Questo è dovuto, in prima istanza, alla particolarità di questo tipo di acquacoltura che necessita di una gestione oculata non solo dell’acqua ma anche del mangime che si utilizza. Per questo, l’azienda agricola Zanolli ha messo in piedi un network che gli garantisce il corretto approvvigionamento dei pesci: «Ci appoggiamo a due allevamenti di pesci in Europa che producono per noi in esclusiva, e in linea con i nostri parametri di qualità, molti dei pesci di cui abbiamo bisogno. Parliamo del 70% della produzione, se sommato a quello che riusciamo a fare in loco. A questo di aggiunge un altro 30% di prodotto importato dall’estero e fatto crescere qui da noi», spiega il titolare dell’azienda che si occupa principalmente delle fasi di stabulazione e accrescimento.

Canale di vendita sono i negozi di acquariologia e i garden center che trattano anche animali vivi. In un anno, l’azienda vende circa un migliaio di specie all’anno «perché non tutti i prodotti sono disponibili 365 giorni. Dipende tutto dal loro ritmo di produzione. Per alcuni questa avviene anche solo una volta all’anno. In generale, la nostra offerta si basa su specie economiche e accessibili alla maggior parte degli appassionati. La nostra specializzazione, grazie a tecniche di selezione e allevamento affinate nel corso del tempo, quindi, è più sulla varietà di colore che sulla rarità delle specie», precisa Zanolli. Il perimetro rimane quello nazionale. Niente export. I motivi? I costi di produzione: da quello per la manodopera a quello per le materie prime, passando per quelli energetici (aumentati di molto nell’ultimo periodo a causa delle tensioni internazionali). Gli stessi che rendono il mercato italiano poroso ai prodotti che arrivano dall’estero; Francia e paesi dell’Est Europa.

Essenziale per la produzione è la qualità dell’acqua: «È un elemento fondamentale. E va riscaldata a 24-25°. Noi utilizziamo un sistema a circuito chiuso per alimentare le nostre vasche che prevede un prelievo da un pozzo e la successiva depurazione. A questo si aggiunge anche la raccolta dell’acqua piovana che viene convogliata in un sistema di fitodepurazione esterno e poi in un bacino apposito prima di essere utilizzata. L’acqua, infatti, non è tutta uguale. Presenta valori di partenza come acidità, durezza e quantità di oligoelementi diversi a seconda della zona di approvvigionamento. La nostra zona, per esempio, è ricca di calcare e molto alcalina quindi si presta per la riproduzione e l’allevamento di alcuni pesci ma non per altri», afferma Zanolli. Altra variabile è il mangime: «Quello in commercio per l’acquacoltura generale non va bene. Fra i pesci ornamentali, infatti, ce ne sono alcuni che hanno bisogno di una dieta vegetale, altri sono carnivori e altri ancora necessitano di mangime surgelato», aggiunge Zanolli.

A livello di trend, al di là della stagionalità di riproduzione, la richiesta di specie da mettere nel proprio acquario è stabile, sebbene una nuova legge entrata in vigore a ottobre 2022 abbia ridotto le possibilità di avere qualche pesce ricercato. «Con il divieto di importazione di animali selvatici, pensato per questioni legate alla salute dell’uomo, si è finiti per incidere sul settore dell’allevamento di pesci ornamentali in modo più duro del previsto e, di fatto, impedendo la vendita di alcune specie. L’esempio riguarda in particolare le specie marine che vengono ora sostituite, per esempio, con i cicladi», conclude Zanolli.

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