BLUEBOOST
Autori: Fabrizio Capoccioni (CREA), Remigiusz Panicz (ZUT) e Stefano Carboni (IMC)
Che cos’è l’acquacoltura multitrofica integrata (IMTA)
L’acquacoltura multitrofica integrata, nota con l’acronimo IMTA (Integrated Multi-Trophic Aquaculture), è oggi spesso considerata come uno dei modelli più promettenti per rendere il settore dell’acquacoltura europeo sempre più sostenibile e competitivo. L’idea alla base è in linea di principio ecologicamente ideale: allevare nello stesso sito produttivo specie appartenenti a diversi livelli trofici, in modo che i sottoprodotti generati dalle specie alimentate (generalmente specie ittiche) possano diventare risorsa per altre. I nutrienti e i residui provenienti da pesci o crostacei, come il mangime non consumato o le deiezioni, possono essere riutilizzati da organismi filtratori o vegetali, come molluschi, alghe o piante acquatiche, che li trasformano nuovamente in biomassa utile per l’acquacoltore che può così diversificare la sua produzione.
Perché l’IMTA è considerata un modello sostenibile
Questo approccio “circolare” promette di ridurre gli impatti ambientali degli allevamenti, migliorare l’efficienza dei nutrienti e diversificare la produzione. Tuttavia, se dal punto di vista teorico i benefici sono ormai riconosciuti, la vera sfida è capire se e come l’IMTA possa essere adottata su scala commerciale in Europa e nell’area Mediterranea. Gli esperimenti condotti finora restano in gran parte progetti pilota e mancano ancora risposte certe sulla sua reale fattibilità tecnica, economica e gestionale.
BLUEBOOST: il progetto europeo che valuta l’acquacoltura multitrofica integrata
È proprio per colmare questo divario che nasce BLUEBOOST, un progetto europeo coordinato dall’istituto spagnolo IRTA e cofinanziato dal programma Horizon Europe nell’ambito della “Sustainable Blue Economy Partnership”. Il progetto coinvolge partner di otto Paesi, tra cui l’Italia, e mira a valutare se la co-coltura di specie a basso livello trofico può rafforzare la sostenibilità ambientale e la redditività delle aziende d’acquacoltura. L’obiettivo è sviluppare sistemi produttivi integrati in grado di aumentare la produzione di alimenti “blu” riducendo al tempo stesso le emissioni e l’impatto ambientale complessivo, che in ogni caso è fra i più contenuti nel panorama delle produzioni animali terrestri.
BLUEBOOST non si limita alla sperimentazione biologica: integra anche valutazioni economiche, sociali e ambientali, utilizzando strumenti come l’analisi del ciclo di vita (LCA) e la misurazione dei flussi di nutrienti per confrontare le prestazioni dei sistemi integrati rispetto alle monocolture tradizionali. Il progetto prevede la realizzazione di sei casi studio distribuiti tra Europa e Sud America, in ambienti marini e d’acqua dolce.
Tra questi, due esperienze risultano di particolare interesse per il settore italiano e per i soci dell’API: il caso di studio realizzato in Sardegna, presso l’International Marine Centre di Oristano, e quello in corso in Polonia, coordinato dall’Università ZUT di Szczecin.
IMTA in Italia: il caso studio della Sardegna
In Sardegna, i ricercatori della Fondazione IMC stanno sperimentando un sistema integrato che abbina l’allevamento di spigole e orate con quello dell’ostrica piatta (Ostrea edulis), una specie nativa di elevato valore commerciale e ambientale. Le ostriche, prodotte nello schiuditoio della Fondazione, vengono allevate in ceste e lanterne sospese lungo le linee che delimitano le gabbie galleggianti dei pesci, sfruttando così le correnti e la distribuzione naturale dei nutrienti.
L’obiettivo è duplice: da un lato verificare la crescita e la salute delle ostriche in prossimità dell’allevamento ittico, dall’altro valutare se esse possano effettivamente contribuire alla rimozione dei nutrienti in eccesso, migliorando la qualità delle acque e chiudendo il ciclo dei materiali organici. Parallelamente si stanno analizzando le condizioni idrodinamiche dell’area per comprendere come la disposizione delle strutture influenzi la diffusione dei nutrienti e la produttività complessiva.
Oltre agli aspetti biologici, l’esperimento si concentra anche sulla fattibilità gestionale: quanto è complesso, per un acquacoltore, integrare nella propria attività anche la cura delle ostriche? Quali costi aggiuntivi comporta? E soprattutto, l’introduzione di una seconda specie può tradursi in un beneficio economico reale? Le risposte a queste domande potranno aprire la strada a nuovi modelli di maricoltura integrata, replicabili in altri contesti costieri italiani.
IMTA in acque dolci: il caso studio della Polonia
In Polonia, invece, il progetto BLUEBOOST affronta il tema dell’IMTA in acque interne. I ricercatori dell’Università ZUT stanno testando un sistema che integra l’allevamento tradizionale della carpa con due componenti “estrattive”: il gambero di fiume e il crescione d’acqua. Quest’ultimo, coltivato lungo il canale che collega il bacino di allevamento al fiume, non solo rappresenta una potenziale fonte di reddito, ma svolge anche un’importante funzione di filtrazione, assorbendo l’azoto e il fosforo che derivano dai reflui dell’allevamento.
Questo modello risponde a una delle questioni più delicate per la piscicoltura in acque dolci: la gestione dei nutrienti in uscita dai bacini e il loro impatto sui corsi d’acqua a valle. Attraverso il monitoraggio dei parametri ambientali e un’analisi economica dettagliata, il progetto mira a valutare se un sistema di questo tipo possa essere tecnicamente sostenibile e commercialmente interessante, non solo in Polonia ma anche in altri Paesi europei. Per l’Italia, dove la produzione di carpa è di circa 200 tonnellate l’anno (dati Eurostat 2023), l’esperienza polacca offre spunti concreti per esplorare nuove forme di diversificazione produttiva e mitigazione ambientale negli impianti di acqua dolce.
Il contributo dell’Italia al progetto BLUEBOOST
Fra i partner scientifici italiani il Centro Zootecnia e Acquacoltura del CREA partecipa al progetto con un ruolo chiave: misurare, attraverso modelli di lifecycle assessment e di nutrient recycling, gli impatti ambientali dei sistemi integrati rispetto alle monocolture. Inoltre il progetto coinvolge il MASAF, l’Associazione Piscicoltori Italiani (API) e l’Associazione Mediterranea Acquacoltori (AMA), che contribuiscono fornendo un costante riscontro sull’avanzamento delle attività e nel contempo favorendo la successiva diffusione dei risultati al settore produttivo.
La partecipazione dell’Italia a BLUEBOOST rappresenta un’opportunità strategica per l’acquacoltura nazionale. Da un lato consente di testare in prima persona modelli innovativi di integrazione produttiva; dall’altro offre la possibilità di accedere a dati e strumenti scientifici che potranno orientare politiche di sviluppo più sostenibili.

IMTA e futuro dell’acquacoltura italiana
Uno degli obiettivi della ricerca scientifica applicata è verificare in maniera rigorosa se un concetto scientifico può essere trasferito con successo ad un settore produttivo. In questo caso lo scopo di BLUEBOOST è testare se l’acquacoltura multitrofica integrata, possa essere un modello fattibile e uno strumento di evoluzione concreta per il settore. La combinazione di conoscenze biologiche, analisi economiche e strumenti di valutazione ambientale potrà aiutare le imprese a rendere le proprie produzioni più efficienti, resilienti e sostenibili.
Per i soci dell’API, seguire da vicino l’evoluzione del progetto significa guardare al futuro dell’acquacoltura italiana con una prospettiva più ampia, aperta all’innovazione e capace di coniugare redditività e tutela dell’ambiente.
Foto Copertina @CREA
