Capraia, dove l’acquacoltura incontra il Parco: la “Sagra dell’orata” racconta un modello sostenibile

L’acquacoltura a Capraia rappresenta oggi uno dei modelli più avanzati di maricoltura sostenibile in Italia

C’è un pezzo di acquacoltura italiana che lavora in silenzio, ma con risultati concreti, dentro uno dei contesti ambientali più delicati e affascinanti del Paese. È quello di Capraia, dove la maricoltura non è solo produzione, ma presidio del territorio, tutela degli ecosistemi e opportunità per una comunità piccola ma vitale.

La sagra dell’orata di Capraia: territorio, pesca e acquacoltura

Sabato 25 aprile 2026 questo modello sarà al centro della seconda edizione della “Sagra dell’orata di Capraia”, un appuntamento che unisce produzione locale, ristorazione e valorizzazione del territorio. Dalle ore 12.30, al porto dell’isola, i ristoratori proporranno piatti a base di pesce fornito da Maricap – Cooperativa Maricoltura e Ricerca, realtà associata API e punto di riferimento per la maricoltura in mare aperto.

L’iniziativa, organizzata dalla Pro Loco con il patrocinio del Comune di Capraia Isola e del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, nasce con il coinvolgimento di tutta la filiera locale: Maricap, Isle-Cap, Unicoop Firenze, Marina di Capraia Isola e Toremar.

Maricoltura in area protetta: il modello Capraia

Il caso Capraia rappresenta uno dei pochi esempi italiani di acquacoltura sviluppata all’interno di un’area marina protetta, con un equilibrio costruito negli anni tra attività produttiva e conservazione ambientale.

Fondata nel 1998 nell’ambito di un progetto di sperimentazione regionale, Maricap opera oggi su uno specchio d’acqua di circa 42.000 metri quadrati, con 8 grandi gabbie offshore e sistemi di allevamento progettati per ridurre lo stress animale e migliorare le condizioni di crescita.

Le correnti naturali del mare aperto mantengono orate e branzini in movimento costante, contribuendo a una qualità del prodotto riconosciuta dal mercato. Il tutto senza uso di antibiotici e con pratiche allineate ai più avanzati standard europei in materia di sostenibilità e benessere animale.

Il marchio del Parco: un passaggio chiave

Dal 2026 le produzioni di Maricap possono fregiarsi del logo ufficiale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano: un riconoscimento che va oltre l’aspetto simbolico.

Si tratta infatti di una convenzione che prevede anche un impegno diretto dell’azienda nel cofinanziamento di progetti di conservazione della biodiversità e tutela degli habitat, con particolare attenzione all’area del Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini.

Un modello, quindi, in cui l’acquacoltura non è elemento di pressione, ma parte attiva nella gestione e valorizzazione del capitale naturale.

Impresa, lavoro e comunità

Su un’isola che nei mesi invernali conta poco più di 150 abitanti, la presenza di Maricap assume anche un valore sociale ed economico rilevante.

La cooperativa dà lavoro a circa 15 persone, rappresentando uno dei principali presidi produttivi locali e contribuendo alla tenuta demografica e occupazionale del territorio.

Un esempio concreto di come l’acquacoltura possa essere leva di sviluppo nelle aree periferiche e insulari, rafforzando filiere corte, identità locali e sostenibilità economica.

Una sagra che racconta una filiera

La “Sagra dell’orata di Capraia” non è solo un evento gastronomico. È un’occasione per raccontare, in modo diretto e accessibile, una filiera dell’acquacoltura italiana che funziona: tracciabile, sostenibile, radicata nei territori.

Un modello che merita attenzione, perché dimostra come produzione e conservazione possano convivere — e generare valore.

Foto Copertina @Associazione Piscicoltori Italiani

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