Ddl “Valorizzazione della Risorsa Mare”: l’intervento di API-Confagricoltura e le richieste per la maricoltura italiana

Roma, 26 novembre 2025

Pedroni: «L’Italia consuma più orate e spigole di tutti in Europa, ma produce meno di quanto potrebbe»

Claudio Pedroni di API-Confagricoltura durante l’audizione al Senato sul ddl Valorizzazione della Risorsa Mare
Dott. Claudio Pedroni – il Vice Presidente Esecutivo per la Maricoltura dell’Associazione Piscicoltori Italiani (API – Confagricoltura)

Consumi in aumento, produzione interna ferma

26 novembre 2025 – Roma – Il divario tra domanda e capacità produttiva del pesce allevato in Italia è ormai evidente da anni, ma il nuovo disegno di legge sulla “Valorizzazione della risorsa mare” potrebbe riportare con forza il tema al centro dell’agenda politica. In audizione presso l’8ª Commissione del Senato, il Vice Presidente Esecutivo per la Maricoltura dell’Associazione Piscicoltori Italiani (API – Confagricoltura), Claudio Pedroni, ha illustrato la posizione del settore e le principali criticità che frenano lo sviluppo della maricoltura nazionale.

Pedroni ha ricordato che l’acquacoltura è oggi il comparto agricolo con il più alto tasso di crescita al mondo e che l’Europa sta correndo, mentre l’Italia e l’UE  procede a passo lento nonostante un consumo pro capite in forte aumento. In Italia negli ultimi anni il consumo pro capite è salito da 20 a 31 chilogrammi annui, uno degli incrementi maggiori in Europa. Questa crescita, però, non è stata accompagnata da un aumento della produzione interna, che rimane stabile, insufficiente e costretta a lasciare spazio alle importazioni.

Il limite delle concessioni marittime: solo 19 in tutta Italia

Uno dei nodi principali riguarda la disponibilità di concessioni marittime, cioè gli spazi in mare necessari per sviluppare l’allevamento off-shore. Oggi in Italia sono operative soltanto diciannove concessioni, un numero estremamente ridotto se confrontato con quello degli altri Paesi del Mediterraneo: la Grecia ne conta trecentoventi e la Turchia cinquecentoquaranta. A fronte degli oltre ottomila chilometri di costa che caratterizzano il territorio italiano, la capacità produttiva risulta dunque minima, quasi simbolica. Le concessioni esistenti, ha precisato Pedroni, hanno spesso estensioni molto limitate e non permettono di sfruttare appieno un patrimonio naturale che potrebbe generare produzione, occupazione e valore aggiunto.

Le Zone AZA ISPRA: uno strumento pronto ma non utilizzato

Il Vice Presidente API ha richiamato inoltre uno strumento rimasto finora inutilizzato, lo studio dell’ISPRA dedicato alle Zone Assegnate per l’Acquacoltura. Si tratta di un lavoro scientifico che ha già individuato e mappato le zone marine idonee a ospitare impianti produttivi in condizioni sostenibili. Nonostante la solidità della base tecnica, lo studio non è mai stato pienamente recepito dalle amministrazioni e non ha generato alcuna pianificazione concreta, rimanendo una potenzialità in attesa di essere tradotta in azioni.

Cosa chiede API-Confagricoltura nel ddl “Valorizzazione della Risorsa Mare”

In questo quadro, il disegno di legge n. 1624 rappresenta, secondo API, un passaggio fondamentale. Il settore auspica che l’acquacoltura venga riconosciuta a tutti gli effetti come un’attività agricola in mare e che il provvedimento includa strumenti normativi capaci di supportare lo sviluppo del settore. Fondamentale è definire aree idonee, snellire le procedure autorizzative e rafforzare la capacità produttiva italiana, trasformando le attuali risorse costiere in un asset economico strategico.

Sostenibilità certificata: il ruolo del marchio “Acquacoltura Sostenibile”

Pedroni ha sottolineato anche il ruolo della sostenibilità, ricordando che le imprese del settore possono già avvalersi della certificazione “Acquacoltura Sostenibile”, che attesta la piena compatibilità ambientale delle produzioni e colloca la maricoltura italiana tra le più avanzate d’Europa sul piano della qualità e della responsabilità ambientale.

La richiesta di documentazione da parte della Commissione Senato

Al termine dell’audizione, i membri della Commissione hanno chiesto ad API di trasmettere la documentazione richiamata nel corso dell’intervento, insieme a una memoria tecnica e a eventuali contributi emendativi. L’Associazione fornirà la documentazione richiesta, partecipando così in modo attivo al percorso parlamentare del provvedimento.

Per gli operatori del settore, il dibattito sul ddl 1624 rappresenta un’occasione concreta per rimettere al centro la maricoltura italiana e colmare il divario che separa il Paese dai principali competitor mediterranei. API continuerà ad aggiornare gli associati sugli sviluppi della discussione parlamentare e sugli esiti delle proposte presentate.

Foto Copertina @acquacoltura.org

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