Il Ministro: Nuove Opportunità per lo Sviluppo Sostenibile dell’Acquacoltura

Trieste, 7 ottobre 2021

L’acquacoltura è sostenibile e quali opportunità possono essere colte nel nostro Paese? Questa la domanda che sintetizza un dibattito in cui è emersa l’immagine di un’Italia che annualmente importa oltre un milione di  tonnellate di pesce d’acquacoltura, anche da Paesi extra Ue, senza i stringenti vincoli comunitari sulla tracciabilità dei prodotti, penalizzando la competitività delle nostre imprese. Tema, questo, di scottante attualità e affrontato oggi nella sede della Camera di commercio Venezia Giulia – vista l’indisponibilità per vento di bora, dello stand che il Ministero delle Politiche, agricole, alimentari e forestali ha realizzato con l’Ente camerale sulle rive nel Villaggio della Barcolana – assieme al Ministro del Mipaaf.

Il sistema camerale italiano ha rilevato il presidente della Cciaa Vg è di fondamentale importanza a sostegno delle imprese del settore, proprio perché gli Enti camerali sono gli organismi che facilitano i contatti, le collaborazioni e le integrazioni di filiera, aspetti fondamentali per poter accedere ai finanziamenti previsti nel  PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), nonché nel FEAMPA (Fondo europeo per gli Affari marittimi, pesca e acquacoltura). E i vantaggi del fare sistema li abbiamo dimostrati nel Friuli Venezia Giulia attraverso le azioni del Gruppo di azione costiera Flag Gac Fvg.

Il presidente dell’Associazione Piscicoltori Italiani, Pier Antonio Salvador, nel suo intervento ha sottolineato “la necessità di azioni urgenti per uno sviluppo adeguato dell’Acquacoltura Italiana, soprattutto promuovendo una corretta informazione circa l’attività e i suoi prodotti contrastando tutti i pregiudizi che vogliono mettere in cattiva luce un settore che a livello mondiale rappresenta una eccellenza largamente riconosciuta”. 

L’acquacoltura italiana è un sistema di produzione di alimenti, efficiente e sostenibile sia per gli aspetti ambientali ma anche per quelli socio-economici. “A tale proposito – ha ricordato Salvador – per quanto riguarda la troticoltura e la produzione del caviale l’Italia è leader nella Ue”. Salvador ha infine rilevato l’importanza del mercato italiano per branzini e orate di allevamento, sottolineando la necessità di garantire un ulteriore sviluppo al settore della maricoltura, anche attraverso forme di snellimento delle procedure burocratiche, per far fronte all’elevata domanda di prodotto nazionale da parte dei consumatori. 

Che le Camere di commercio siano un interlocutore fondamentale per il ministero lo testimonia la capillarità della loro attività e conoscenza dei territori in un continuo rapportarsi con le associazioni di categoria. Considerazione, questa, confermata dal ministro stesso prima di entrare nel merito del suo intervento ribadendo la necessità di valorizzare la produzione italiana, di implementare l’acquacoltura, il cui beneficio è evidente anche per  la tutela del mare. Non in contrapposizione con il pescato, ma tutelando in maniera diversa la risorsa marittima, anche e soprattutto  perché le produzioni nazionali sono apprezzate dal consumatore.

Come in altri settori va compreso che deve essere protetto il mercato europeo dall’immissione di prodotti fatti in mercati extra Ue, che non hanno le caratteristiche di qualità e di sicurezza  del prodotto europeo che risulta ovviamente più caro. Per il ministro si finisce con l’immettere sul mercato un prodotto (quello di provenienza estera)  a prezzo inferiore generando forme di concorrenza sleale nei confronti di  chi deve rispettare stringenti norme europee e i criteri di sostenibilità previsti nel nostro Paese, che invece all’estero non devono essere seguiti.

Uno dei grossi temi della pesca è come il prodotto viene distribuito e commercializzato  perché i costi della logistica sono molto elevati.  Sempre il ministro ha ricordato che sono  800 i milioni di euro allocati sulle infrastrutture logistiche nel PNNR dove, ad esempio,  anche i  mercati ittici  potranno utilizzare quelle risorse per migliorare la catena logistica. Mentre per i contratti di filiera  ci sono a disposizione un miliardo e 200 milioni che andranno ad aiutare e tutelare  le piccole realtà all’interno di una filiera dove il valore aggiunto si trasferisce anche al piccolo produttore.