Verona – 23 febbraio 2026
In un comparto dove l’equilibrio tra ambiente, salute animale e sostenibilità economica è sempre più delicato, la risposta non arriva solo dalla gestione quotidiana degli allevamenti, ma anche dalla scienza del DNA.
La genomica sta diventando uno degli strumenti più avanzati per rafforzare la resilienza della troticoltura italiana, in un contesto segnato dall’innalzamento delle temperature, dalla maggiore variabilità dei regimi idrici e da patologie che trovano nei cambiamenti climatici condizioni più favorevoli alla loro diffusione.
Non si tratta di ricerca teorica, ma di applicazioni concrete già a disposizione della filiera. Attraverso lo studio sistematico del genoma – l’intero patrimonio genetico dell’animale – i ricercatori sono oggi in grado di individuare le varianti genetiche che rendono alcune trote naturalmente più resistenti alle infezioni e più adattabili allo stress termico.
Dalla ricerca al campo
Due sono gli strumenti principali impiegati.
Il primo è il Genome-Wide Association Study (GWAS), che consente di confrontare animali con diversa risposta alle infezioni per identificare specifiche regioni del DNA associate alla resistenza. In pratica, si analizzano migliaia di marcatori genetici (SNP) distribuiti lungo il genoma per individuare le aree che fanno la differenza.
Quando invece la resistenza è il risultato dell’azione combinata di molti geni, ciascuno con un piccolo contributo, si ricorre alla selezione genomica (Genomic Selection). In questo caso viene stimato il valore genetico complessivo di ciascun animale (G-EBV), permettendo agli allevatori di scegliere i riproduttori con il miglior potenziale di resilienza.
Come spiega il Prof. Paolo Ajmone Marsan, ordinario di genetica e genomica animale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore:
“Gli studi GWAS e di selezione genomica ci permettono di comprendere la complessità della resistenza alle malattie. Talvolta si tratta di un singolo gene, spesso di molteplici regioni o dell’intero genoma. In ogni caso siamo oggi in grado di utilizzare le informazioni contenute nel DNA per selezionare animali più resilienti.”
Il miglioramento genetico presenta un vantaggio strutturale: è permanente. A differenza di vaccini e trattamenti farmacologici, che agiscono nel breve periodo, la selezione genetica produce un beneficio che si consolida generazione dopo generazione.
Sostenibilità, stabilità e competitività
Per gli allevatori questo significa minore mortalità, riduzione dei costi indiretti legati alla gestione sanitaria e minore ricorso a farmaci. Un risultato che si traduce anche in benefici ambientali e in un contributo concreto alla riduzione dell’antibiotico-resistenza, tema centrale nelle politiche europee.
Ma significa soprattutto stabilità produttiva in un contesto climatico più variabile.
Come evidenzia Lucio Fariano, piscicoltore e Consigliere API:
“Per chi lavora ogni giorno in allevamento, avere trote più resistenti significa ridurre i rischi, contenere i costi e lavorare con maggiore serenità. Se la scienza ci offre strumenti concreti per farlo, è un passo avanti decisivo per tutta la filiera.”
La genomica, dunque, non è soltanto un progresso scientifico: rappresenta un investimento strutturale sulla competitività della troticoltura italiana.
Il progetto RESILTROUT: ricerca al servizio della filiera
In questo scenario si inserisce RESILTROUT – “Acquacoltura resiliente ai cambiamenti globali: la ricerca a supporto della filiera troticola italiana”, finanziato con Decreto MASAF n. 399082 del 28 luglio 2023.
Coordinato dal Dott. Paolo Pastorino dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, il progetto coinvolge l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e alcune realtà produttive della filiera: Azienda Agricola Canali Cavour, La Troticoltura delle Sorgenti e Troticoltura F.lli Leonardi, tutte aziende associate API impegnate direttamente nello sviluppo e nell’applicazione dei risultati della ricerca.
L’obiettivo è fornire strumenti concreti per migliorare la resistenza a patologie come la lattococcosi e la Proliferative Kidney Disease (PKD), oltre a favorire una migliore adattabilità allo stress termico legato all’aumento delle temperature e alla progressiva riduzione delle risorse idriche.
Come sottolinea la Dott.ssa Silvia Colussi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta:
“La genomica non è più solo ricerca di laboratorio, ma uno strumento concreto per migliorare la salute delle trote e la sostenibilità degli allevamenti.”
La sfida climatica non si affronta solo con l’adattamento gestionale, ma anche con innovazione biologica. E nella troticoltura italiana, il futuro passa sempre più dal DNA.
Foto Copertina @Associazione Piscicoltori Italiani
