L’Associazione Piscicoltori Italiani sollecita una revisione del regime di tutela del cormorano e un piano europeo di gestione. Cresce l’attenzione delle istituzioni, anche grazie all’impegno dell’europarlamentare Anna Maria Cisint. Particolare preoccupazione per la vallicoltura, patrimonio ambientale, storico e culturale italiano.
I danni provocati dai cormorani all’acquacoltura europea sono stimati in oltre 250 milioni di euro ogni anno. Un problema che interessa direttamente anche le imprese italiane e richiede risposte concrete, capaci di conciliare la tutela della biodiversità con la continuità delle attività produttive.
Il dato emerge dal nuovo rapporto FAO/EIFAAC 2026, realizzato in collaborazione con la Federazione europea dei produttori di acquacoltura (FEAP) e la European Anglers Alliance (EAA). Oltre alle perdite dirette di pesce, la predazione comporta maggiori costi di protezione degli impianti e conseguenze sul benessere e sull’accrescimento degli animali allevati.
In Italia il problema interessa ormai l’intero comparto dell’acquacoltura, dagli allevamenti di acqua dolce nelle acque interne agli impianti con gabbie in mare, fino alle attività di acquacoltura estensiva e di vallicoltura.
API: necessario rivedere il regime di tutela del cormorano
L’Associazione Piscicoltori Italiani (API), anche attraverso la propria partecipazione alla FEAP, è impegnata su diversi fronti istituzionali per promuovere una gestione coordinata del cormorano a livello europeo.
Per API è ormai necessario intervenire anche sul regime di tutela della specie, sostenendo una revisione della Direttiva Uccelli e una diversa classificazione del cormorano, nell’ambito delle iniziative già promosse da dieci Stati membri.
Gli attuali strumenti di gestione, pur consentendo interventi attraverso specifiche deroghe, risultano spesso frammentati, soggetti a continui rinnovi e difficili da applicare. Serve quindi un quadro normativo più organico e stabile, che consenta alle amministrazioni regionali e locali di intervenire con maggiore efficacia.
API sostiene inoltre l’adozione di un piano europeo di gestione del cormorano, accompagnato da procedure autorizzative semplificate e pluriennali e da un sistema comune di indennizzo dei danni.
«Non possiamo continuare ad affrontare un problema strutturale con strumenti temporanei», sottolinea Matteo Leonardi, Presidente di API. «Gli allevatori devono poter proteggere il proprio patrimonio ittico senza dover richiedere continuamente nuove autorizzazioni, peraltro estremamente difficili da ottenere. Per questo riteniamo necessario intervenire anche sul quadro normativo europeo, prevedendo una diversa gestione del cormorano, nel rispetto degli equilibri ambientali. La tutela della biodiversità deve poter convivere con la continuità delle nostre attività produttive».
L’impegno dell’europarlamentare Anna Maria Cisint
La questione sta trovando crescente attenzione anche al Parlamento europeo, dove l’europarlamentare italiana Anna Maria Cisint, membro sostituto della Commissione Pesca (PECH), ha più volte richiamato la necessità di affrontare i danni causati dai cormorani.
Già nel 2024 Cisint aveva sollevato la problematica in ambito europeo. Nel giugno 2026 ha inoltre indirizzato una lettera al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, sollecitando un intervento dell’Italia in sede europea e una revisione delle attuali disposizioni normative.
API riconosce l’importanza di questo impegno istituzionale, che contribuisce a mantenere alta l’attenzione sulle difficoltà degli allevatori e sulla necessità di individuare soluzioni concrete, condivise tra le istituzioni europee e nazionali.
Il prossimo 10 novembre, la Commissione Pesca del Parlamento europeo tornerà ad affrontare il tema del piano europeo di gestione del cormorano, nell’ambito di un confronto con la Commissione europea.
Vallicoltura italiana: un patrimonio ambientale, storico e culturale da salvaguardare
Tra le attività maggiormente esposte alla pressione dei cormorani, una particolare attenzione merita la vallicoltura italiana, una delle forme più antiche e caratteristiche dell’acquacoltura nazionale.
Le valli da pesca non sono soltanto luoghi di produzione ittica. Rappresentano un patrimonio di straordinario valore ambientale, storico e culturale, nel quale l’attività dell’uomo si intreccia da secoli con la conservazione degli ecosistemi lagunari.
Attraverso la gestione delle acque, la manutenzione degli ambienti vallivi e la continuità delle pratiche tradizionali, i vallicoltori contribuiscono alla tutela delle zone umide, della biodiversità e del paesaggio.
La pressione esercitata dai cormorani rischia di compromettere la sostenibilità economica di queste attività , mettendo in difficoltà imprese che svolgono anche un ruolo importante nella gestione e nella conservazione del territorio.
Salvaguardare la vallicoltura significa quindi proteggere non soltanto una produzione dell’acquacoltura italiana, ma anche un patrimonio naturale e culturale, fatto di tradizioni, conoscenze e ambienti che caratterizzano l’identità di numerose comunità costiere.
Verso un piano europeo di gestione del cormorano
API auspica un impegno concreto delle istituzioni italiane ed europee affinché la revisione del quadro normativo, l’adozione di un piano comune di gestione e il riconoscimento dei danni subiti dagli allevatori possano tradursi in strumenti realmente applicabili.
Un ulteriore momento di confronto sarà rappresentato dal secondo dialogo strutturato della Commissione europea sui conflitti legati alla presenza dei cormorani, previsto per il 18 e 19 novembre 2026.
L’obiettivo è costruire una gestione più efficace e coordinata della specie, capace di garantire la conservazione della biodiversità e, allo stesso tempo, la tutela delle imprese e del patrimonio ambientale e produttivo dell’acquacoltura italiana.
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