Certificazione “Acquacoltura Sostenibile”, API: il benchmark ALI non misura il benessere effettivo negli allevamenti

Necessari chiarezza metodologica e un confronto tecnico. API prosegue il lavoro per introdurre requisiti sempre più stringenti e scientificamente fondati

Verona, 17 settembre 2026

In relazione alle notizie diffuse sul posizionamento della certificazione italiana “Acquacoltura Sostenibile” nel 2026 Aquaculture Certification Schemes Benchmark dell’Aquatic Life Institute (ALI), l’Associazione Piscicoltori Italiani ritiene necessario chiarire la reale portata della valutazione.

Come precisato dallo stesso rapporto, il benchmark non misura le condizioni effettive di benessere animale negli allevamenti, né valuta l’applicazione dei requisiti, la qualità dei controlli, gli esiti della certificazione o la conformità delle imprese. L’analisi riguarda esclusivamente la presenza e la formulazione di determinati requisiti nei documenti pubblicamente disponibili, esaminati secondo una metodologia elaborata autonomamente da ALI.

«Presentare questo risultato come una classifica del benessere animale negli allevamenti rischia quindi di fornire una rappresentazione incompleta e fuorviante – afferma Andrea Fabris, direttore dell’Associazione Piscicoltori Italiani –. Il rapporto valuta la struttura documentale degli standard, non le condizioni reali presenti nelle aziende certificate».

Il disciplinare nazionale “Acquacoltura Sostenibile”, aggiornato con il Decreto dipartimentale dell’11 maggio 2026, prevede già parametri misurabili relativi alla qualità dell’acqua, alle densità di allevamento, al monitoraggio dello stato di salute e di benessere degli animali, alla gestione delle non conformità, alla tracciabilità e all’assenza di organismi geneticamente modificati. La conformità è verificata da organismi di controllo indipendenti sulla base del piano di controllo aggiornato dal MASAF il 16 giugno 2026.

La stessa valutazione ALI riconosce allo schema italiano risultati significativi per la qualità dell’acqua e le densità di allevamento. Tali elementi, tuttavia, non trovano adeguato spazio nelle notizie diffuse.

API evidenzia inoltre alcuni aspetti metodologici che richiedono un approfondimento. Il 40% del punteggio complessivo deriva da cinque divieti valutati in modo binario. Tra questi figurano il divieto di allevamento dei polpi e quello relativo all’ablazione oculare dei gamberi, benché né i polpi né i gamberi rientrino tra le specie certificabili dal disciplinare italiano. L’assenza di tali divieti espliciti determina quindi una penalizzazione anche per pratiche estranee al campo di applicazione dello schema.

Il disciplinare stabilisce inoltre che il rispetto della normativa europea e nazionale costituisce un prerequisito obbligatorio. Ciò riguarda anche l’impiego dei medicinali veterinari e degli antimicrobici, sottoposto a diagnosi, prescrizione veterinaria, registrazione e giustificazione. La metodologia adottata sembra invece non considerare adeguatamente i requisiti cogenti richiamati dal disciplinare quando questi non vengono ripetuti testualmente.

Nel documento pubblicato è stata riscontrata anche un’incongruenza tra i punteggi riportati nelle tabelle comparative e quelli presenti nella scheda dedicata ad “Acquacoltura Sostenibile” a pagina 21. I valori indicati in tale scheda non corrispondono al punteggio complessivo attribuito. API chiederà pertanto ad ALI un chiarimento e la rettifica del documento.

Ulteriore motivo di perplessità riguarda il procedimento seguito. Il rapporto afferma che ciascuna organizzazione valutata sarebbe stata invitata a esaminare la valutazione preliminare e a fornire chiarimenti e documentazione. API, pur avendo contribuito allo sviluppo del disciplinare insieme alle istituzioni e alle altre rappresentanze del settore, non ha ricevuto alcuna richiesta di confronto o verifica preventiva.

L’Associazione chiederà quindi ad ALI di rendere noti la documentazione utilizzata, i riferimenti dell’eventuale invito al contraddittorio e le modalità attraverso le quali è stata condotta la valutazione dello schema italiano.

«Non intendiamo sottrarci al confronto – conclude Fabris –. Ogni osservazione tecnicamente fondata rappresenta un’opportunità di miglioramento. API continuerà a lavorare con il MASAF, il mondo scientifico, le imprese e gli esperti di benessere animale per rafforzare ulteriormente il disciplinare, introducendo requisiti progressivamente più stringenti, tecnologicamente applicabili, misurabili e fondati sulle evidenze scientifiche, con particolare attenzione alla movimentazione, al trasporto, allo stordimento e all’abbattimento dei pesci».

Foto Copertina @ChatGPT

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